domenica 1 aprile 2012

Veronika decide di morire

Questo è un racconto del libro di Paulo Coelho Veronika decide di morire.

<Un potente stregone,con l’intento di distruggere un regno,versò una pozione magica nel pozzo dove bevevano tutti i sudditi. Chiunque avesse toccato quell’ acqua,sarebbe diventato matto. Il mattino seguente,l’intera popolazione andò al pozzo per bere. Tutti impazzirono,tranne il re,che possedeva un pozzo privato per sé e per la sua famiglia,al quale lo stregone non era riuscito ad arrivare. Preoccupato,il sovrano tentò di esercitare la propria autorità sulla popolazione,promulgando una serie di leggi per la sicurezza e la salute pubblica. I poliziotti e gli ispettori,che avevano bevuto l’acqua avvelenata,trovarono assurde le decisioni reali e decisero di non rispettarle. Quando gli abitanti del regno appresero il testo dei decreti,si convinsero che il sovrano fosse impazzito,e che pertanto ordinasse cose prive di senso. Urlando,si recarono al castello. chiedendo l’abdicazione. Disperato il re si dichiarò pronto a lasciare il trono,ma la regina glielo impedì,suggerendogli “Andiamo alla fonte,e beviamo  quell’acqua. In tal modo saremo uguali a loro. E così fecero: il re e la regina bevvero l’acqua della follia e presero immediatamente a dire cose prive di senso. Nel frattempo, i sudditi si pentirono:adesso il re dimostrava tanta saggezza,perché non consentirgli di continuare a governare? La calma regnò nuovamente nel paese anche se i suoi abitanti si comportavano in maniera del tutto diversa dai loro vicini e così il re poté governare sino alla fine dei suoi giorni>

Caspita, è come se il mondo intero si fosse abbeverato dallo stesso pozzo... i pochi che non hanno bevuto l'acqua avvelenata sono maledetti perché si rendono conto dello schifo che li circonda e non sanno cosa fare... Non so se sia meglio essere impotenti coscienti oppure se la cosa migliore sia quella chiudere gli occhi e mandare giù il rospo, la pillola amara...chiamatela come vi pare...  

lunedì 23 gennaio 2012

Concordiamo l'accaduto


Cosa è accaduto realmente nella nave Costa Concordia? Alle ore 21.42 del 13 gennaio c’è stata la collisione, avvenuta in seguito ad una manovra azzardata (finalizzata a fare il saluto con “l’inchino”). Manovra che a sentir Schettino fu effettuata da lui già altre volte in passato. Alle 22.05 la nave comunica il black out ma non la collisione con gli scogli e l’acqua imbarcata. Solo alle 22.58 Schettino ordina di abbandonare la nave. Una delle domande che sorgono spontanee è per quale motivo siano trascorsi ben 53 minuti tra l’urto e l’ordine di Schettino. Ordine seguito diligentemente dallo stesso Comandante, il quale ha abbandonato per primo il transatlantico e ha tentato di discolparsi affermando di essere caduto nella scialuppa di salvataggio insieme agli altri ufficiali (evidentemente anch’essi scivolati sbadatamente nella scialuppa con lui). I primi passeggeri vengono portati in salvo sulle scialuppe alle 23.15 (ben un’ora e un quarto dalla collisione) e Schettino non risale sulla nave nemmeno in seguito alle esortazioni del Comandante della Capitaneria di Livorno, De Falco. Tante, troppe, le domande che sorgono e poche sono le risposte credibili. Credibilità è infatti una parola che si incontra sovente stampata sui giornali esteri per descrivere gli accadimenti della tragedia della Costa Concordia. Ad affondare insieme alla nave non è dunque il Capitano, ma la credibilità degli italiani. Presto il numero delle vittime e le vite dei familiari andate in pezzi verrà dimenticato, perché in quest’epoca del presente lo stesso presente diventa passato troppo in fretta e la memoria brucia e si disperde nel nulla. Le fasi che attraversiamo sono: stupore, indignazione, rabbia e rassegnazione. Cerchiamo una vendetta imminente (che non ricade quasi mai su nessuno in realtà perché la maggior parte dei reati finisce in prescrizione), ma i problemi che stanno a monte rimangono dove sono. La soluzione migliore sarebbe quella di porre (e attuare) sanzioni severe per chi viola i regolamenti e non solo; anche per coloro che, complici, non denunciano la trasgressione di tali regole. Ma leggendo le righe soprastanti la maggior parte dei lettori penserà: «Si, vabbè, ma siamo in Italia, ognuno fa ciò che vuole», ed ecco manifestarsi l’ultimo stadio di cui parlavo poc’anzi: la rassegnazione che ci pervade. Questo è però l’atteggiamento che alimenta gli errori e l’imperizia. Concordiamo allora almeno su questo punto: sulla necessità cioè di non dimenticarci della tragedia della Costa Concordia non appena questa verrà rimossa dagli scogli dell’Isola del Giglio.

                                                                                                                                          Silvia Civano

Mamma Italia

A volte mi soffermo a pensare alla nostra bella Italia.
La immagino come una forte signora, con un panno bianco avvolto intorno al capo, i vestiti consunti e solchi nel volto che raccontano la storia di una guerriera forgiata dal fuoco di numerose battaglie.
Questa impavida matrona ha affrontato innumerevoli ostacoli: è stata regina del mondo, ha perso molti figli acquisiti, si è divisa, si è riunificata, ha seguito la ragione con l'Illuminismo, si è abbandonata alla spiritualità con il Romanticismo e ha confidato nell’uomo con l'Umanesimo. E' stata rasa al suolo dopo due guerre e si è rialzata dopo una dittatura. Ci sono stati istanti in cui predominava il terrore di vedere prosciugati i propri laghi, deviati i corsi dei fiumi e bruciate le sagge foreste.
Eppure Lei, la mamma Italia non si è mai data per vinta. Ha combattuto giorno dopo giorno, anno dopo anno, secolo dopo secolo. Si è messa nelle mani di una politica che forse non era degna della sua grandiosità, ha dato fiducia a predicatori di falsi ideali rischiando di rimanere per sempre in ginocchio. Forse il suo errore è stato quello di abbassare la guardia, forse la situazione è più pericolosa adesso rispetto a quando la bella Italia si vedeva piombare le bombe dall'alto, dico forse perché ora non si ha più la consapevolezza di chi sia il nemico. La propaganda è ormai troppo subdola per poterla riconoscere e mamma Italia pare troppo stanca per cogliere ciò che di più infimo aleggia nell'aria.
Quando chiudo gli occhi e cerco di dare un volto a questa signora la immagino come una madre che vuole il meglio per i propri figli. La vedo che lavora sodo per permettere loro di studiare ed avere l'istruzione necessaria per affrontare il mondo esterno, dotandoli delle armi richieste per vincere la prossima battaglia. Ma poi riapro gli occhi e vedo che in realtà la crisi che sta piegando la nostra bella Italia sta tagliando le gambe al futuro. E mi domando :< Ma come? Se davvero l'Italia fosse una vera madre non permetterebbe mai che ai suoi figli venisse a mancare l'unica cosa che può permettere loro di rialzarsi e camminare a testa alta. Se si fanno dei tagli all'istruzione come saranno i futuri combattenti di una guerra le cui armi sono l'arte diplomatica e le penne a sfera?>. Una vera madre non vorrebbe mai che i propri figli fuggissero da lei per diventare scienziati in America o ingegneri in Inghilterra.
Come vorrei rivolgermi a Lei per domandarle se ha abbastanza forza per reagire a questo alone di ipocrisia e rassegnazione. Ma avrei timore della sua risposta. Cosa mi direbbe? Dopotutto siamo un piccolo stivale di terra inglobato in una realtà dal sapore troppo amaro. Sarebbe stupendo se questo piccolo stivale potesse calpestare i politici corrotti e il falso buonismo di coloro che spacciano le menzogne per verità assolute.
Chissà se mamma Italia ha il tacco dello stivale troppo consunto per camminare ancora... dico questo perché ora la vedo strisciare e quando anche i vestiti saranno troppo logori per coprire le sue vergogne le rimarrà solo quel panno bianco che le avvolge il capo. Allora potrà sfilarselo e nascondere il volto dietro di esso...

Silvia Civano

martedì 13 settembre 2011

Recensione Salò

Salò. Film di Pasolini ispirato al romanzo di De Sade, Le centoventi giornate di Sodoma

Il paradosso che colpisce maggiormente è questa anarchia del potere che apparentemente impone e si nutre di regole che di fatto vengono infrante continuamente e ogni gesto viene spinto all'estremo; così a regnare è l'anarchia propria dei sovversivi, e non le regole di facciata proprie dei nazifascisti.
Le immagini crude travolgono il telespettatore, il quale combatte tra il preservare sè stesso dal vedere simili scene e il difficoltoso tentativo di comprendere i messaggi subliminali dei dialoghi.
Uno degli aspetti più coinvolgenti del film è la mercificazione del corpo da parte del potere. Questi corpi nudi che vengono profanati ed usati come strumenti sessuali fini al godimento più perverso, fanno riflettere sull'aspetto sadico del potere celato dal velo dell'autoritarismo. Il ruolo del sesso, poi, funge da motore: sesso disinibito, sesso forzato, sesso perverso che porta all'umiliazione di questi corpi (perché di corpi si tratta) che si muovono in massa come fossero un prodotto standardizzato voluto dai detentori del potere. Uno dei discorsi che fa Pasolini durante l'intervista riguardo a questo argomento fa riflettere: egli espone il paradosso di un' epoca dove alle donne non era permesso di mostrare determinate parti del proprio corpo poiché veniva considerato scandalo, epoca in cui il sesso era un argomento tabù, ma era anche un' epoca dove il sesso veniva praticato liberamente nonostante le facciate di perbenismo collettivo. Il paradosso sta proprio nella nostra epoca, dove invece tutto è lecito e tutto è concesso ma dove, non si capisce bene come, si sono alzati paletti invisibili che impediscono di consumare liberamente l'ardore e il desiderio sessuale; quasi come se la libertà ci imprigionasse nella falsa illusione del possedimento di essa. Ed è proprio questo l'aspetto più tragico, a parer mio, di tutto il film: l'illusione della popolazione attuale di essere libera di agire.
Pasolini nel '75 fa un discorso che potrebbe essere tranquillamente trasposto ai nostri tempi: egli parla di generazioni che non si comprendono poiché diversi erano i beni primari (un padre che da giovane combatteva per avere la pancia piena a fine giornata non può comprendere le smanie di un figlio che si preoccupa dell'acquisto dell'ultimo modello di motocicletta). Ed è questo il punto: l'epoca dei nostri nonni, i quali combattevano per il raggiungimento dei propri obiettivi, i quali sapevano contro chi stessero lottando e gioivano quando ottenevano con i propri sforzi anche il più piccolo risultato, è ben diversa dalla nostra epoca, in cui diamo tutto per scontato, dove tutto ci è dovuto e dove non ci domandiamo quasi mai da dove sia arrivato il benessere di cui godiamo. La nostra società è falsamente democratica, i giovani di cui parlava Pasolini vivono nell'assurda consapevolezza che possono usufruire di un'arbitrarietà di fatto inesistente. Il nemico contro cui combattiamo noi non ha nè corpo nè voce ma entra nelle nostre menti come fosse una ninna nanna ipnotizzante. E tutti noi siamo ormai come automi che seguono una massa standardizzata credendo di aver scelto di essere ciò che siamo in base ai nostri gusti, ai nostri sogni. Ma non è così, noi seguiamo semplicemente ciò che ci viene imposto da un capitalismo travestito da permissivismo democratico. Viviamo tranquilli pensando di poter dire la nostra senza renderci conto che il nostro pensiero è in realtà plasmato dal pensiero di altri che a loro volta sono frutto di una volontà trascendente.
Quando poi in Salò c'è una tavola imbastita il cui piatto principale sono escrementi umani rimaniamo schifati nel vedere un ragazzino che ingurgita feci; ma, riflettendo bene, il messaggio implicito che invia Pasolini è ancora una volta attuale e ci fa capire che era davvero un precursore e che aveva capito dove saremmo arrivati. Non è forse vero che ogni giorno ci viene propinata della merda da ingoiare? Quando ci sediamo a tavola guardando la televisione (ormai divenuta parte indispensabile della nostra vita) in realtà non stiamo mangiando maccheroni al sugo, bensì delle cagate che ci vengono propinate e noi chiniamo il capo assecondando, esattamente come i fanciulli costretti a quattro zampe tenuti al guinzaglio che mangiano a carponi.
Film apparentemente perverso, traspone esattamente ciò che di sadico si cela nella società, estremizzandone visivamente i contenuti. Film che va interpretato con una chiave di lettura politica e sociale che apre una porta che difficilmente per vigliaccheria siamo soliti aprire. Troppo comodo lasciare chiusa quella porta perché forse, purtroppo, è più facile vivere di menzogne che ci raccontano e che ci raccontiamo per stare meglio, poiché quando non si sanno le cose (o quando non si vogliono sapere) si vive con una maggiore spensieratezza. E' risaputo che il superficiale vive meglio del riflessivo proprio perché non si ferma a pensare al motivo per cui accadono determinate cose e le prende così come vengono date senza analizzarle. Chissà se alla fine risulterà proprio lui il più furbo di tutti...

Gran Canaria: un piccolo continente


Chiudete gli occhi ed immaginate il luogo dove vorreste essere... probabilmente ognuno di voi immaginerà cose diverse: c'è chi vorrebbe andare al mare, chi in montagna e chi nel deserto e parrebbe difficile accontentare tutti. Eppure esiste un luogo dove è possibile trovare ogni genere di paesaggio: Gran Canaria!
Siamo a Sidney: palazzi enormi si stagliano sulla spiaggia "Las Canteras" nel centro di Las Palmas. In questa città vi sono università, musei all'interno della città antica e spiagge che, nonostante la vicinanza della capitale, mantengono il loro fascino e accolgono il turista invogliandolo ad immergersi nelle loro acque; di notte gli amanti del divertimento possono trascorrere la serata al "Cafè del mar" prima di scatenarsi in discoteca. Non lontano da Las Palmas vi sono spiagge poco frequentate accanto a "los barrios" meno conosciuti dai turisti; qui potrete camminare fra gli abitanti dell' isola.
Siamo nel deserto: Nel sud di Gran Canaria vi è "la playa del inglés" ovvero la zona più turistica dell'isola. Dirigendosi verso la spiaggia il paesaggio è sconvolgente: dune di deserto regnano sovrane in questa zona che toglie il fiato. Le dune di sabbia spalleggiate dall'oceano fanno comprendere quanto la natura sia grande e quante emozioni essa possa regalarci. Inoltre, coloro che desiderano provare l' ebbrezza di cavalcare un cammello saranno accontentati poiché vi sono zone che ospotamp questi singolari animali.
Siamo in Messico: chi volesse seguire un itinerario mirato a vedere le zone più caratteristiche dell'isola non può omettere la gita verso le montagne di Gran Canaria. Per giungere alle montagne si devono attraversare piccoli paesini circondati da cactus ( merita una parentesi la zona dove si trova Cactuslandia poichè vi sono vere e proprie distese di cactus che sommergono intere vallate). I paesi sono alquanto caratteristici e saltuariamente, lungo il percorso, incontrerete dei mulini a vento. Questa zona dà l' impressione di essere in un posto che non ha nulla a che vedere con il mare, l' ombrellone e la sabbia; però è sicuramente in grado di togliere il fiato. Giunti sulla vetta della montagna, infatti, avrete innanzi la maestosità propria di questo luogo magico. E scendendo per rientrare troverete uno spiazzo dove parcheggiare la macchina per qualche minuto. Questo è un luogo adatto per coloro che desiderino provare l'adrenalina poiché da qui si staglia la scogliera a picco sull’ oceano. In questo posto ci si perde lungo l' infinito confine dell' oceano e si ammira il contrasto fra due mondi così lontani fra loro ma in questo caso così vicini: la montagna e il mare, che sembrano vivere in armonia l' uno con l' altro in una sorta di danza tra le nuvole che circondano i picchi più alti.
Siamo a Venezia: un piccolo paese nel sud dell' isola è costruito al di sopra di un fiume attraversato da ponti che uniscono una zona all' altra.
Siamo a Portofino: gli amanti della bella vita potranno visitare "Puerto Rico" che è la zona signorile con hotel bianchi e stupendi, i quali fanno parte di questo paesaggio cosparso di palme e ristorantini di lusso. Mangiare accanto alle barche di questo porto raffinato è rilassante; inoltre se vorrete gustare un caffè da soli vi terranno compagnia i numerosi pappagalli dai mille colori che abbondano in questa zona.
Siamo a Malta: Per i giovani la zona con maggiori divertimenti è " Mas Palomas" che con i suoi locali uno accanto all'altro rievoca la via principale delle discoteche concentrate a "San Julian" a Malta. Sembra una vera e propria cittadina dei divertimenti. I ristoranti e i bar sono affollati di ragazzi che iniziano a riversarsi nelle strade già nell' ora di cena per servirsi delle tipiche "tapas" proprie delle Canarie: sono patate servite con una salsa usata in queste isole ed essendo molto sostanziose sono in grado di rimpiazzare la cena. Le discoteche in questa zona sono padrone ed i locali non sono mai vuoti.









Per concludere, Cran Canaria è davvero un piccolo continente, è in grado infatti di soddisfare anche il visitatore più esigente poiché possiede ogni genere di divertimento. E' un luogo ideale sia per coloro che sono in cerca di tranquillità, sia per coloro che sono in cerca di divertimento. E per chi non volesse limitarsi a visitare Gran Canaria vi è la possibilità di effettuare escursioni nelle altre isole Canarie, quali: Tenerife, Lanzarote e Fuerteventura. 

Non sognare la tua vita, vivi il tuo sogno!

“ Nei sogni realizzi in parte tutto ciò che nella realtà vorresti fare ma non puoi…
non esistono ipocrisie e falsità…
tutto è bello anche se è irreale…
quando ti svegli ti accorgi che è tutta fantasia
ma quando chiudi gli occhi inizia la magia
e scappi via dalla realtà…”

“ Sognare ci solleva dai problemi che ci appaiono irrisolvibili,
noi sognamo i nostri desideri pur sapendo che in realtà sono irreali,
non possono essere sfiorati con le dita,
ma anche se regna l’irrealtà nelle nostre vite,
(poiché la vita stessa è proiezione di un’illusione),
i sogni ci regalano la speranza
e senza di essa non saremmo niente nella vita terrena…”

“ Il problema però è che non dovremmo vivere di sogni…
è come affidarci a ciò che non si ha…
è tragico illudersi o sperare inutilmente in qualcosa che non accadrà mai…
e talvolta rifugiarsi nei sogni è un modo per scivolare via dalla realtà,
e così sia…”

dunque…..

“NON SOGNARE LA TUA VITA, VIVI IL TUO SOGNO!!!!!!! 

Il lago della verità

Nella mia mente esiste un lago...
Un lago che giace nella gola di due imponenti montagne.
Il lago freddo e cupo non viene mai scaldato dal sole,
esso è circondato da rovi ed arbusti immortali,
i quali lo custodiscono gelosamente.
Il sentiero per giungere al lago è irto di pericoli ed ostacoli
che appaiono insuperabili all' uomo.
L' acqua gelida non permette a nessuna creatura di vivere all' interno di essa
ed anche la luna ha il timore di riflettersi nello specchio di ghiaccio apparente.
Ma se ti specchi in questo lago puoi trovare te stesso,
puoi vedere ciò che sei veramente e
non quello che sei diventato per compiacere il prossimo.
Il lago riflette il vero io che è in noi.
Non esistono menzogne,
la verità viene svelata e
le illusioni crollano.
Ecco perchè il terreno non è battuto,
è per questo che i rovi rivestono il sentiero...
perchè nessun uomo vuole scoprire se stesso...
Tutti preferiscono fingere di essere ciò che non sono
vivendo nella falsa illusione di essere se stessi fino in fondo
senza scendere a compromesso alcuno.
Poveri insulsi esserini,
io strapperò la mia carne coi rovi,
formerò stigmate con le pietre roventi e
supererò ogni ostacolo per giungere al lago,
specchiarmi e scoprire chi sono.
Non vedrò ne i raggi del sole
ne il riflesso della luna ma
vedrò me stessa...
e tornerò si ferita e sanguinante ma
nella consapevolezza di essermi specchiata nel lago per
svelare e possedere la verità...
e i falsi predicatori con il loro vociare potranno solo
strisciare abbracciando l' ottusità.
sguazzare nella mediocrità e
perseverare nell' inettitudine.